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La (ir-)resistibile ascesa dell'erbicida glifosato

di Patrizia Marani

David Pirmann intro

Un'analisi delle strategie di marketing che hanno creato la crescente fortuna della Monsanto... e una parallela stellare presenza del glifosato nell'urina delle persone: 9 su 10 maltesi; 7 su 10 tedeschi, britannici e polacchi. 2a Puntata 

La rivoluzione OGM targata Monsanto del 1996 e, in seguito, la moltiplicazione dei semi geneticamente modificati, hanno macinato vendite astronomiche per Monsanto. Ma nel 2000, il brevetto dell'azienda sul glifosato sarebbe scaduto.E con esso il monopolio sulla gallina delle uova d'oro,  il principio attivo erbicida. Bisognava inventarsi qualcosa. Dall’anno 2000, difatti, le vendite – e le quantità irrorate sugli alimenti – di glifosato, invece di crollare, sono salite alle stelle. Perché mai? Un'analisi delle strategie di marketing che hanno fatto la crescente fortuna della Monsanto, rendendo il glifosato l'erbicida piu' usato al mondo. 

 STRATEGIE DI MARKETING “DA MANUALE”

Scrive il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz (Rewriting the Rules of the American Economy), “I diritti di proprietà intellettuale consistono in un monopolio temporaneo, concesso dal governo, di trarre profitto da un’innovazione tecnologica”. Il benessere per la società generato dall’innovazione dipende dalla capacità di stabilire regole che creino un equilibrio fra gli incentivi per chi innova (le aziende) e il bisogno di diffondere nella società tutta intera il godimento delle innovazioni. Lunghi brevetti - ricordiamo che Monsanto brevettò il glifosato nel ’69 -, impediscono di fatto l’innovazione e “hanno l’effetto di far lievitare i prezzi pagati ai proprietari dei diritti…tali diritti di proprietà intellettuale redistribuiscono denaro dai consumatori ai possessori dei diritti”. Non è, quindi, un caso se l’agricoltura non è più un mestiere redditizio per una larga fetta di agricoltori, come abbiamo recentemente analizzato

Monsanto sapeva che la scadenza del brevetto avrebbe provocato un tracollo delle vendite, giacché il prezzo del glifosato era stato pompato artificialmente dalla posizione monopolistica. Ha quindi giocato d’anticipo, abbassando i prezzi ben prima della scadenza del brevetto. Venduto a prezzo stracciato per meglio competere con i generici in arrivo, il glifosato è diventato ancora più attraente. Per l’azienda è stata un’operazione di marketing da manuale, una vera quadratura del cerchio: ha dovuto abbassare i prezzi, ma le quantità vendute sono simmetricamente aumentate.

Per di più, da quel momento l’erbicida poteva essere utilizzato per produrre altri formulati e, come vantato sul sito della “Industry Task Force on Glyphosate”, “il glifosato è stato commercializzato da varie industrie e diverse centinaia di prodotti per la protezione delle piante contenenti glifosato sono attualmente registrati in Europa..fantastico!

In alcuni stati europei, ad esempio il Regno Unito e la Germania, gli agricoltori usano glifosato per la gestione dei raccolti sul 40 % dei terreni agricoli”, (da notare l’uso esclusivo di locuzioni positive “prodotti per la protezione delle piante”, “gestione dei raccolti”, non si fa menzione dei termini erbicida, pesticida, o di eliminazione delle erbe infestanti, troppo gravati da implicazioni negative).

DESSICCAZIONE, L’ASSO NELLA MANICA 

Nel fatidico 2000, a fronte della scadenza del brevetto sul glifosato, l’azienda mette a segno un’altra strategia commerciale vincente che fidelizza ulteriormente i clienti: inizia a proporre l’uso del Roundup in pre-raccolta, come dessiccante dei raccolti convenzionali (non OGM) di cereali. La tecnologia presenta molti vantaggi per l’agricoltore, soprattutto nei paesi freddi, rendendo possibile per questi territori coltivare una rosa più ampia di raccolti, fra i quali il grano duro, pianta tipica dei paesi caldi. Limitando la crescita delle erbe infestanti e seccando tempestivamente i raccolti, il glifosato li fa “maturare” più uniformemente prima delle piogge e del gelo. Pure il grano normale, non è facile portarlo sano alla mietitura nei climi freddi e umidi di stati come il Nord Dakota negli USA e il Saskarchewan in Canada, o la Scozia in Europa. 

Codesta formidabile tecnica agricola presenta però un problemuccio, dal punto di vista del consumatore: l’erbicida è spruzzato direttamente sulla pianta, come per i semi Roundup Ready. Per di più, l’operazione è eseguita, pochi giorni o una settimana prima della falciatura o raccolta. Tanto - Monsanto racconta agli agricoltori -, il glifosato è innocuo e, se l'intervento è eseguito con la tempistica giusta, quando il chicco è maturo, non comporta l’aumento dei residui.

Ma la ricerca scientifica non giustifica in nessun modo una simile affermazione. Si usa il glifosato proprio per portare a completo essiccamento la pianta del frumento, ovvero accelerare la sua fisiologica maturazione. Il frumento, e' noto, deve “morire” per dare la vita, ovvero produrre i semi. Quindi, se la pianta fosse già matura, non servirebbe usare il glifosato, si usa proprio il glifosato quando la pianta non è matura!! E di conseguenza il glifosato finisce immancabilmente nel seme.

MOLTIPLICA IL NUMERO DEGLI ALIMENTI DESSICCATI: LA CLASSIFICA DEI PIU' IRRORATI

Per di piu', nel corso degli anni moltiplicano non i pani, ma il numero degli alimenti fatti dessiccare (non più maturare…la maturazione è ormai passée, “antiscientifica”) irrorando glifosato, fra i quali grano, avena, orzo, piselli, lenticchie, fagioli secchi, canna da zucchero, lino, girasole e patate. Secondo dati EPA, sono più di 100 i raccolti convenzionali sottoposti regolarmente a dessiccazione, negli USA e in Europa. Carey Gillam nel suo libro inchiesta Whitewash pubblica un’interessante classifica dei raccolti maggiormente trattati con glifosato. Al primo posto si classificano i semi di soia con 101 milioni di libbre annui (circa 50 milioni di kg); al 2° si piazza il mais con 63,5 milioni; al 3° le arance con 3,2 milioni; al 4° le mandorle 2,1 milioni; al 5° l’uva con 1,5 milioni, al 6° le noci e via irrorando….

I TEST TROVANO TRACCE DI GLIFOSATO NEGLI ALIMENTI

Non è un caso, dunque, che in 14 popolari marche di birra tedesca siano stati trovati residui di glifosato, in alcune, sino a 30 microgrammi/L. Prosit! 
E neppure che un’indagine condotta nei supermercati francesi abbia rilevato glifosato su 16 dei 30 campioni analizzati, fra cui 7 su 8 cereali per la prima colazione e 7 su 12 tipi di legumi. 

Nel 2014 erano iniziati pure i test sugli alimenti in vari laboratori americani: i residui di glifosato e il suo metabolita AMPA sono ovunque, negli alimenti, nelle bibite, nel mangime per il bestiame. L’US Geological Survey lo intercetta invece “ampiamente nell’ambiente” e “comunemente nelle acque di superfice”, e in più del 50% dei campioni di terreno e acqua analizzati.

In Italia la dessiccazione è vietata (ma, ahimè, non l’importazione di alimenti e mangimi dessiccati, nonche' OGM). Non ve n’è bisogno, ci pensa il sole a portare a maturazione i raccolti. I prodotti agricoli italiani sono, pertanto, di qualità superiore: 1. perché arrivando a maturazione NATURALE, sono più nutrienti; 2. perché i residui di glifosato sono scarsi o nulli dato che non sono trattati prima del raccolto. Pertanto, GranoSalus, un’associazione di consumatori e produttori del meridione d’Italia ha iniziato a sottoporre a test semole e paste made in Italy per smascherare l’utilizzo di farine al glifosato D'IMPORTAZIONE, di cui la legge europea non richiede sia fatto menzione in etichetta. Manco a dirlo, i test hanno evidenziato residui di glifosato, nei termini di legge, residui di don, una micotossina tossica, nonché di cadmio, un temibile metallo pesante, in tutte le marche analizzate. Residui di glifosato sono stati identificati pure nelle semole.

La lacuna della tracciabilità dell’origine delle materie prime in etichetta è il cavallo di troia che introduce grano e altre materie prime dessiccate ad alti residui di glifosato nel piatto nazionale.
Nel 2000, oltre alla dessiccazione, Monsanto aveva nella manica un asso piglia tutto: il lancio del GRANO geneticamente modificato tollerante il Roundup. Sarebbe stato un colpaccio miliardario senza eguali, ma gli agricoltori americani, allarmati dalla possibile perdita delle esportazioni europee, vi si sono opposti in modo veemente. I venti in Europa possono però mutare direzione sulla spinta di potenti lobby potenti e dei trattati internazionali recentemente ("temporaneamente") approvati, nonché della minaccia di azioni legali che questi consentono. E il grano geneticamente modificato, in attesa sugli scaffali Monsanto, sarà pronto a coglierli.

BOOM DI GLIFOSATO NELLE URINE

Con la tecnologia Roundup Ready, ovvero dei semi tolleranti il Roundup, e della dessiccazione, la Monsanto ha aperto una scatola di Pandora tossica senza fine: “Un’intera generazione di nuovi formulati e di semi a essi resistenti sta arrivando sul mercato. Del pari al Roundup, potranno essere applicati direttamente su raccolti geneticamente modificati e, come nel sistema Roundup, il glifosato rimane il prodotto chiave”, scrive Carey Gillam (Whitewash, 2017). Lo stesso vale per l’uso del glifosato come dessiccante in pre-raccolta: come Monsanto Co. stessa afferma, oltre al Roundup, centinaia di formulati a base di glifosato sono già commercializzati in Europa.

GLI ENTI REGOLATORI INNALZANO I LIMITI DELLA DOSE GIORNALIERA "SICURA" Il buonsenso suggerisce che sparare l’erbicida pochi giorni prima della raccolta moltiplichi i residui, ma niente paura: tutti gli enti regolatori nord americani nel 2013 ed europei nel 2015 hanno ritoccato al rialzo i limiti della dose giornaliera accettabile (ADI, acceptable daily intake): a 1,75 mg per kg di peso corporeo giornaliero in America settentrionale e a 0,5 mg per kg in Europa. L’innalzamento NON e' stato attuato a seguito di risultati confortanti degli studi più recenti. 

Per confermare o placare i timori, si è iniziato ad analizzare le urine dei cittadini europei, scoprendo che…i residui di glifosato sono, in effetti, in aumento e che i punti di svolta coincidono con il crescente successo delle strategie commerciali di Monsanto. Friends of the Earth Europe ha testato i campioni di urine di volontari provenienti da 18 diversi paesi europei. I primi tre classificati sono Malta con il 90% dei campioni che presenta tracce; al secondo posto Germania, Regno Unito e Polonia con il 70%; al terzo Olanda, 63%. 
Il cosiddetto Studio di Rancho Bernardo realizzato presso l’Università della California, San Diego ha prelevato l’urina di 6629 partecipanti dal 1993 fino al 2016. Ebbene, nel triennio ’93-96 la media di glifosato rilevata era di 0,024 microgrammi/L. Nel ’99-2000, dopo l’introduzione della tecnologia Roundup Ready, era raddoppiata a 0,053, ma nel biennio seguente è schizzata a 0,110, ed era più che triplicata a fine 2016, totalizzando 0,314 microgrammi/L. Quindi, il successo delle strategie commerciali di Monsanto Co, che ha generato negli ultimi 20 anni un boom di quantità irrorate sui raccolti, si riflette nell’aumento esponenziale dei residui di glifosato nelle urine delle persone, sollevando sempre più timori circa gli effetti sulla salute. 

Tornando al tema dei test sulle principali marche di pasta italiana, l’eccezionale, per la legislazione europea, lacuna della mancata dichiarazione in etichetta della provenienza della materia prima usata per fare la pasta non puo' essere dovuta al caso. Di fatto, tutela le esportazioni di grano duro in Italia, il più grande mercato al mondo per la produzione di pasta. Ricordiamo che i trattati internazionali di libero scambio non permettono agli stati di bloccare la commercializzazioni al loro interno di merci estere, pena l’essere perseguiti presso i tribunali internazionali, costituiti ad hoc, e ricevere multe gigantesche. Tali trattati, per inciso, prevalgono sulla volontà dei governi (pure quelli democraticamente eletti) di proteggere le proprie popolazioni. Il libero scambio vince su tutto, è il bene supremo, non la salute dei consumatori.

Abbiamo stabilito che residui di glifosato sono presenti in gran parte degli alimenti industriali, nell'ambiente e nelle urine delle persone, con un aumento esponenziale in quest'ultime a seguito delle tecniche agricole rivoluzionarie introdotte da Monsanto. Ma il glifosato e' un probabile cancerogeno per l'uomo, come ha stabilito lo IARC nel 2015, oppure non lo e', come si sono precipitati ad affermare tutti gli enti regolatori americani ed europei nei successivi due anni? La risposta la dedurrete dai fatti che vi racconteremo nel prossimo articolo della serie. 

PER APPROFONDIMENTI

GLIFOSATO NEL PIATTO, CANCEROGENO O NO? LA PISTA DEL DENARO, 1a Puntata

ETICHETTA TRASPARENTE, LA POSTA IN GIOCO

VITA SOTTO BREVETTO

ALIMENTAZIONE AL SECONDO POSTO, I PROFITTI AL PRIMO

FONTI ON LINE

https://www.guidaconsumatore.com/consumo_consumatori/etichetta-tracciabilita-e-rintracciabilita-dei-prodotti-alimentari.html

Deoxynivalenol and its toxicity 

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Whitewash, the Story of a Weedkiller, Cancer and the Corruption of Science, di Carey Gillam

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